Faccio grafica dal 2001, ho passato anni a preparare file per la stampa offset, e nei miei corsi insegno sia Canva che Adobe. Quindi posso dirlo senza tifoserie: la domanda «quale è meglio» è sbagliata. Quella giusta è «per fare cosa».
Dove Canva vince, punto
Post social, storie, presentazioni interne, locandine veloci, il volantino della promozione del mese. Per tutto questo Canva è la scelta razionale: veloce, collaborativo, pieno di modelli decenti, e chiunque in azienda lo impara in un pomeriggio. Pagare la complessità di Adobe per fare un post Instagram è come prendere il camion per andare al bar.
Dove il gratis presenta il conto
Il primo scoglio è la stampa professionale. Quando servono CMYK gestito bene, abbondanze, tracciati e file esecutivi che la tipografia accetta senza telefonate, entri nel territorio di Adobe: InDesign e Illustrator esistono per questo. Il secondo scoglio è l'identità: se tutti usano gli stessi modelli, tutti si somigliano. La riconoscibilità nasce dove finiscono i template. Il terzo è la proprietà: font e grafiche dei modelli hanno licenze che non sempre puoi portare dove vuoi.
La strategia sensata per una PMI
Le due cose insieme, con ruoli chiari. L'identità visiva (logo, font, colori, i materiali istituzionali) e tutto ciò che va in stampa, costruita con strumenti professionali, una volta e bene. Poi la produzione quotidiana su Canva, dentro modelli fatti su misura con quell'identità: così il team è veloce e il risultato resta tuo. È l'impostazione che insegno nei corsi: Photoshop, Illustrator e InDesign per quello che conta, Canva per correre, sapendo sempre in quale dei due mondi ti trovi.
Vuoi mettere ordine tra strumenti e identità visiva?