«Facciamo formazione a distanza» può voler dire due cose opposte, e chi compra formazione spesso non sa quale delle due sta comprando. La differenza non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra un corso e una playlist.
Il videocorso: utile, ma chiamiamolo col suo nome
Video registrati da guardare quando vuoi. Costa poco, scala all'infinito, e per certi contenuti va benissimo: un tutorial su una funzione specifica, un aggiornamento normativo da venti minuti. Il suo limite strutturale: nessuno ti vede lavorare. Se sbagli, sbagli da solo; se ti blocchi, ti arrangi; se molli, nessuno se ne accorge. I tassi di completamento dei videocorsi sono il segreto peggio custodito del settore.
La FAD sincrona: un'aula vera, solo senza la strada
Formazione in diretta: docente e partecipanti collegati insieme, tutti con il computer aperto, esercizi in tempo reale, domande subito, correzione immediata. Quando la faccio io funziona esattamente come l'aula fisica: giro tra le «postazioni» virtuali, guardo gli schermi condivisi, nessuno resta indietro. Il mio 98% di retention vale anche in FAD, ed è la prova che il formato regge, se lo tratti da aula e non da webinar.
Quando serve comunque la presenza
Onestà: alcune cose in presenza vengono meglio. I gruppi che devono costruire qualcosa insieme, come una policy aziendale, beneficiano della stanza condivisa. Il mio corso AI per aziende, ad esempio, lo eroghi in presenza proprio per questo. La regola pratica: contenuti individuali e operativi funzionano benissimo in FAD sincrona; processi di gruppo e decisioni condivise rendono di più attorno a un tavolo vero. Diffida di chi ti vende una sola risposta per tutto: di solito è l'unica che ha in catalogo.
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