Nella formazione l'abbandono è la norma: corsi iniziati in venti e finiti in sette, aule che si svuotano dopo la terza lezione. Il 98% dei miei corsisti arriva alla fine, con assenteismo sotto il 10%, su più di 6.500 ore erogate. Non è carisma ed è ancora meno fortuna: è un metodo, e si può spiegare.

La regola: ogni lezione finisce con qualcosa in mano

Nei miei corsi la lavagna serve a impostare il problema, poi si aprono i computer e si lavora. Ogni singola lezione deve produrre qualcosa di reale e funzionante entro la fine dell'incontro: un prompt che regge sul tuo lavoro vero, una campagna impostata, una pagina pubblicata, un file pronto per la stampa. Se una lezione non produce niente di concreto, per me è una lezione sbagliata, e la riprogetto.

Perché questo tiene le persone in aula

Le persone non abbandonano i corsi perché sono pigre: li abbandonano quando il costo di esserci supera il valore che ne ricavano. Se ogni incontro lascia qualcosa di usabile il giorno dopo, il calcolo si inverte: saltare una lezione significa perdersi un pezzo che ti serviva. La retention non si chiede: si guadagna, una lezione alla volta.

Il portfolio cumulativo

Lezione dopo lezione, ogni partecipante accumula un archivio personale di cose fatte. A fine corso quel portfolio vale più di qualsiasi attestato: è la prova concreta delle competenze, spendibile con un datore di lavoro, con un cliente, o semplicemente con se stessi. Ho visto ex corsisti aprire partite IVA, cambiare lavoro, portare in azienda competenze che prima compravano fuori. Nessuno di loro cita l'attestato: tutti citano le cose che hanno costruito.

Funziona anche partendo da zero, anzi è pensato apposta per questo. La maggior parte delle persone che formo non è tecnica. Esce che sa fare.

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