Cerca «modello policy AI aziendale» e trovi decine di documenti pronti: scarichi, metti il logo, fai firmare. Fatto? No. E te lo dice uno che le policy le costruisce di mestiere, quindi prendila come un'opinione interessata ma argomentata.
Il problema della policy fotocopia
Una policy generica parla di «sistemi di intelligenza artificiale» in astratto. Ma il tuo commerciale non usa «sistemi di intelligenza artificiale»: usa ChatGPT per rispondere ai clienti alle sette di sera, e la domanda vera è se può incollarci dentro il listino riservato. Se la policy non risponde alle domande concrete del tuo lavoro quotidiano, le persone smettono di consultarla dopo una settimana. Ed è peggio di non averla: hai un documento che attesta regole che nessuno rispetta.
Cosa deve contenere una policy che funziona
Le cose essenziali sono poche. Gli strumenti ammessi, per nome, con quali account. I dati che non devono mai uscire: dati personali di clienti e dipendenti, prezzi riservati, contratti, tutto ciò che è coperto da NDA. Le regole di verifica: cosa va sempre riletto e ricontrollato prima di uscire dall'azienda. E chi risponde di cosa, perché una regola senza responsabile è un consiglio.
Il metodo conta quanto il contenuto
La policy calata dall'alto si subisce. Quella costruita con le persone che dovranno rispettarla si applica, perché durante la costruzione ognuno ha capito il perché di ogni regola, e ha potuto dire «questa cosa nel mio lavoro non funziona» prima della firma, non dopo. Nel mio corso per aziende la policy è il deliverable finale: la scriviamo nell'ultimo modulo, insieme, e si esce con il documento firmato. Non è un dettaglio di metodo: è la differenza tra la carta e la pratica.
Vuoi una policy che il tuo team rispetta davvero?